Sangiocondo sorge in una regione collinosa, dove le colline stanna ognuna per conto proprio senza formare né blocchi, né catene; forse sono confederate fra di loro, ma quel che appare è la loro indipendenza.
Ognuna ha in cima qualche cosa, o un paese o una vecchia torre. Sui fianchi non c’è manco una borgatella; la gente assomiglia alle colline, non ama appoggi alle spalle.
La zona, vastissima, finisce a levante nel mare; a ponente si inerpica pian piano sino a raggiungere una grande catena di monti.
Tra le colline ce n’è una più alta delle altre e più sola, che sostiene il paese di Sangiocondo come il fare la sua lanterna.
Di lassù si vede luccicare il mare all’orizzonte e si abbraccia tutto intero il poderoso nodo montano; intorno, colline di forme capricciose, brevi pianure come piazzuole verdi e piccole valli scavate dai fiumi che, buoni buoni, se ne vanno dai monti al mare serpeggiando con grazia. La mattina queste valli sono coperte di nebbia che, quanto è tanta, sconfina dalla propria zona, si fonde quella di una valle con quella dell’altra, e sommerge le colline più basse; allora Sangiocondo pare uno scoglio in mezzo a un silenzioso mare biancastro.
Assomigliare il paese alla lanterna di un faro è giusto, se si guarda l’isolata collina da molto lontano, ma avvicinandosi e cominciandone la salita, l’aspetto cambia.







