13 novembre 1975
Quello di stanotte ho voluto dimenticarlo, è stato lungo,
orribile, schifoso.
Per fortuna oramai ne so poco. Invece avrei dovuto dirlo
bene, forse era più interessante degli altri per gli studiosi. Ma
a me che importa degli studiosi?
E poi non li credo.
Dunque: c’era la solita pena per i miei manoscritti, il solito
attaccamento, la solita paura. Erano tre pizze, grandi come una
pizza napoletana, ma più spessa, con un certo gonfiore leggermente decrescente verso la circonferenza. Erano pizze scondite.
Dalle due facce c’era scritto. Erano i miei manoscritti.
Forse era Andrea quello che è venuto e al quale io ho detto:
– Tieni, da’ un morso.
E lui ha morso la pizza facendo una brutta mossa per spu-
tare qualcosa.
– Che sputi?
– Ma… non so, qualcosa di brutto.
Ho addentato io la stessa pizza. Dovevamo mangiarla un
po’ per uno. Sputo, un animale, un insetto schifoso.
– Era così anche il mio, – dice Andrea, ma ritenta, dà anco-
ra un morso.
Altri schifosi insetti sortono. Sono un mucchio.
Riassumo tutto, l’angoscia, soprattutto.
Si attacca la seconda. È più gonfia.
Escono degli animali lunghi come piccole lucertole, ma più
grossi. È un mucchio.
C’è una pizza sola.
– Tentiamo?
– No, sono i miei manoscritti.
Difatti la pizza è tutta scritta sopra e sotto.
Ma dentro si muove qualcosa. Meglio aprirla, vedere.
Escono da loro grossi e lunghi animali schifosi, si addossa-
no l’uno a l’altro. Stanno lì come un fardello che si muova.
Orribile.
Letteratura, Autobiografie
Sogni
“Più che Freud, risuonano certe atmosfere antiche, come se ci fossero echi dal gran libro di Artemidoro di Daldi”. Luca Scarlini







