“Il libro fu scritto, forse dettato (tanta è la naturalezza, l’immediatezza), in tardissima età dalla Prato, con la libertà estrema di chi gioca l’ultima carta. Dopo una vita operosa, ma sempre difficile: in qualche modo impedita”. Lalla Romano
“Educandato è parola d'altri tempi che sa di trecce ben tirate e annodate senza vezzo di nastri, di divise, scarpe basse e gonnelle sotto il ginocchio, di tombolo, ricami e cucito, di preghiere, refettorio, dormitorio e campanelle”. Alessandra Iadicicco
"Il racconto perfetto? Questo. Almeno all'interno della letteratura nella nostra lingua; si tratta di un piccolo gioiello, anzi, uno scrigno, all'interno del quale troverete una scrittura armoniosa, musicale e poetica, ma allo stesso momento ribelle e disubbidiente". Sandro Bonvissuto
“Lo sguardo di Prato, e la sua penna per conseguenza, è telescopico. Si posa su una pietra, su un gatto, sul Tevere, su un termine e lo srotola da allora a qui, lo squaderna, lo mette in prospettiva”. Chiara Valerio
“Assomiglia a Don Camillo ma si chiama Don Pacì. E, a differenza del sanguigno prete con la faccia di Fernandel inventato da Giovannino Guareschi, ebbe scarsissima fortuna”. Cristina Taglietti
“Io parlo sempre con questo qualcheduno. Quando avevo il gatto parlavo con lui. Perché i gatti – io ne ho avuto tanti – sono stati più vicini a me delle persone, anche di quelle che mi hanno amato. I gatti sono entrati nella mia vita di più, e chi conosce il gatto, sente un mistero...” Dolores Prato a Fortunato Pasqualino, intervista radiofonica del primo dicembre 1980.









